Un americano per la prima corsa

3 Febbraio 2020, Il sole 24 ore, a cura di Marco Burchi

Il ciclismo in Italia compie 150 anni: il 2 febbraio 1870 la prima gara Firenze Pistoia

Il 23 ottobre 1868 Abraham Rynier Van Nest, ministro di culto della Chiesa dell’Unità Americana in Firenze, prese carta e penna ed indirizzò una lettera al “fabbro” Michaux di Parigi, lamentandosi di non aver ancora ricevuto il velocipede che aveva ordinato di persona ben tre settimane prima.

A Pierre Michaux in quel periodo gli affari andavano a gonfie vele. Il velocipede era di gran moda, altro che la draisina. Tutto era cambiato da quando tra il 1861 ed il 1863 Michaux aveva applicato due leve contrapposte munite di appoggi al mozzo della ruota anteriore di una draisina, dando origine ai pedali.
Si è vero, questa bicicletta villanoviana pesava oltre trenta chili per colpa della struttura in ferro e delle ruote di legno massiccio, ma la nuova moda si era diffusa rapidamente in europa, Firenze compresa.

Al Parco delle Cascine erano molti i signori, anzi gli “sportmen”, che cavalcavano questo nuovo mezzo creando ipotetici pericoli all’incolumità altrui; Il Comune, sollecitato dalle proteste di tanti cittadini, emise apposita ordinanza limitando la circolazione del velocipede solo in determinati orari e fuori dalle mura cittadine.
Tra coloro che creavano scompiglio alle Cascine c’era anche un giovinetto americano, Rynier Van Nest, nato a New York nel 1854 e figlio del pastore protestante Abraham Rynier, autore della lettera che ha dato inizio alla nostra storia.

Ne deduciamo che il velocipede era stato infine consegnato all’indirizzo di Via Montebello dove abitava la famiglia Van Nest ed il giovane Rynier aveva presto imparato ad addomesticare quell’arnese tanto che, racconta La Nazione, l’americano era ben noto ai frequentatori di mezzogiorno delle Cascine, dove il ragazzo dimostrava straordinarie capacità di guida del suo velocipede.

Ai limiti del parco fiorentino, e più precisamente in Piazza degli Zuavi oggi Piazza Vittorio Emanuele, aveva inoltre la propria sede il Veloce Club, società sportiva costituita nel dicembre 1869 e che raccoglieva gli appassionati del velocipede, fondata da personalità in vista ed animata dal nobile belga Alexandre De Sariette.
Al Veloce Club, tra un sigaro e un “vermutte”, giunse la notizia che in Francia si era da poco organizzata e disputata una gara di velocipedi, nientemeno che da Parigi a Rouen. La prima corsa al mondo.
I soci del Veloce Club non ci misero molto a deliberare che una corsa si sarebbe presto fatta anche a Firenze.
Nel 1870 Firenze era la Capitale d’Italia e c’era un gran fermento in tutti i campi, compreso quello sportivo, sia tra i fiorentini che tra i numerosi stranieri che abitavano in città.
Sotto la guida del Presidente Gustavo Langlade, nobile di origine belga, i signori del Veloce Club, tutti di “distinta educazione” decisero il percorso.

33 chilometri da Firenze a Pistoia, passando per il Po ggio a Caiano e poi dritti fino a destinazione percorrendo la Strada Regia.

Pochi giorni dopo era tutto organizzato e la città venne a sapere dell’evento, pubblicizzato con annunci e regolamento affissi in tutti i chioschi di Firenze, pardon, della Capitale.

I signori velocipedisti avrebbero corso il 2 febbraio 1870 e, se colti da improvvisa fatica, avrebbero potuto pure gareggiare camminando. Il regolamento in proposito era chiaro “… i velocipedisti potranno anche camminare a piedi, ma il velocipede dovrà essere rimorchiato da loro stessi!”
L’evento fu molto pubblicizzato e La Nazione, il 25 gennaio, comunicò il grande appuntamento della partenza, fissata il 2 febbraio 1870 “Alle nove precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della loro corsa”.
L’entusiasmo in città in quei giorni fu tale che si pensò anche al servizio d’ordine e si riuscì a fare in modo che i Dragoni Reali a cavallo assicurassero il tranquillo e sicuro svolgimento della competizione.
Alla gara si iscrissero in 40 ma alla fine, pronti a mangiare la polvere della Strada Regia, si presentarono solo in 19.
La mattina stabilita tanta gente affollò incuriosita la zona di Porta al Prato, comprese tante signore. Molti la sera prima avevano fatto un salto al Caffè Landini o al Caffè delle Alpi per piazzare la propria scommessa.
Il via fu dato a suon di tromba dal trombettiere Salvini, garibaldino verace, camicia rossa fiammante.
I Signori concorrenti furono divisi in quattro file e quando le labbra di Salvini soffiarono nell’ottone si spinsero in avanti con foga. Scrive però La Nazione: “non tutte le partenze furono felici: qualcuno fu visto con la gamba destra sulla sella e il piede sinistro in terra tentare con vario successo di prendere l’assetto definitivo, ma fu un momento; tutti o per virtù propria o per soccorso altrui vi riuscirono, e mossero rapidamente alla volta di Pistoia”.
Tra i più lesti ci fu il nostro ragazzino americano, che già a Poggio a Caiano aveva staccato tutti. Dietro di lui il favorito De Sariette, il francese Chareles ed il pisano Edoardo Ancillotti.
I giudici e parte degli appassionati fiorentini precedettero i Signori concorrenti in carrozza o con il treno e si mischiarono per tempo con i tanti pistoiesi accorsi a vedere la grande novità nei pressi di Porta Carratica, punto di arrivo della competizione.
Scrive ancora La Nazione “All’improvviso alcuni gridarono: eccolo, eccolo! Presto tutti poterono vedere da lontano, appena sopra un oceano di teste, un berretto con il distintivo del Veloce Club. Era il Signor Rynner Van Heste (in realtà Ryener Van Neste)” e continua: “La folla è rimasta sbalordita nel vedere un giovane – che sembrava non avere più di 15 o 16 anni – vincere una gara così lunga”.

Per arrivare a Pistoia sul suo velocipede marca Michaux gli ci vollero 2 ore e 12 minuti, alla velocità media di 13 chilometri orari. A 3 minuti arrivò staccato il francese Charles e poco dopo il De Sariette sul quale, sembra, si erano concentrate la maggior parte delle scommesse.

Quarto arrivò l’Ancillotti, quinto il Presidente del Veloce Club Gustavo Langlade. Ancillotti presentò un vibrato reclamo e fu poi classificato terzo a pari merito con il De Sariette.

Dopo tanta fatica cosa c’è di meglio che una bella mangiata? Ecco allora che i Signori concorrenti, accompagnati dalla banda musicale, si recarono al rinomato Ristorante del Globo. Qui il giovane Ryener ebbe in premio un meritatissimo attestato, una medaglia d’oro ed un revolver!

Sul finire dell’anno, mentre le truppe piemontesi entravano in Roma e Firenze si apprestava a lasciare il ruolo di capitale, il nostro Rynier rientrò a New York per seguire gli studi di medicina. Da allora di lui, del vincitore della prima corsa ciclistica italiana, non si sa molto, forse per qualche tempo continuò a sfrecciare in velocipede e poi sulle prime biciclette per i vialetti di Central Park o forse si dedicò solo alla professione di medico ed alla grande passione che aveva per la musica. Morì nel 1931 ed è sepolto nei prati del cimitero di Greenwood, oltre la gigantesca porta gotica in pietra che accoglie i visitatori.

Ancora oggi in pochi conoscono la sua storia e quella dei primi pionieri del Veloce Club.

Fino a ieri, a parte qualche timida rievocazione, anche Firenze ha dimenticato il ragazzino americano che uscito dall’aula della scuola in Santa Croce tornava a casa e poi via, di corsa alle Cascine in sella al suo bellissimo velocipede del “fabbro” Michaux.

Le altre Firenze-Pistoia e curiosità varie

LA PRIMA”FIRENZE-PISTOIA: CRONACA DI UNA DOVEROSA RIEVOCAZIONE STORICA PER LA PRIMA GARA CICLISTICA IN ITALIA

Pistoia, 1 febbraio 2020 –  a cura di Stefano Fiori

Nel corso degli anni è stato tentato più volte di riproporre la Firenze-Pistoia di ciclismo.

Il 14 maggio del 1873 il barone francese Alexandre de Sarriette si prese una platonica rivincita di quanto era accaduto nella gara svoltasi tre anni prima e trionfò nella Firenze-Prato-Pistoia-Firenze, corsa inedita che però non ebbe un seguito. Il 14 luglio 1895, con partenza dal Romito, il velocipedista fiorentino Ezio Cacialli vinse per distacco la 2a Firenze-Pistoia, precedendo di 30” il pistoiese Sisto Begliuomini e altri 32 concorrenti.

Nell’era moderna fu però il leggendario campione del ciclismo pistoiese Loretto Petrucci – trionfatore in due Milano-Sanremo e in una Parigi-Bruxelles – ad avere la geniale intuizione di riproporre la Firenze-Pistoia, ma con l’innovativa formula a cronometro individuale per Professionisti. Da presidente dell’UC Pistoiese e con l’apporto della FCI e della Gazzetta dello Sport, il campione di Capostrada inaugurò la serie ventennale il 19 ottobre 1985, con un campo di partecipanti di lusso aperto dal campione del mondo in carica, l’olandese Joop Zoetemelk, contornato da big del calibro del tedesco Rolf Golz, che batté tutti con una prestazione maiuscola, Lang, Braun, Contini, Mottet e Gisiger. Successivamente ad imporsi in questa gara furono il polacco Lech Piasecki (1986 e 1990), l’austriaco Helmut Wechselberger (1987), l’asso svizzero Tony Rominger (1988,89, 1991,92), Maurizio Fondriest (1993), Francesco Casagrande che detiene tuttora la media record (1994,95), Marco Fincato (1996, gara valida per il campionato italiano a cronometro), Marco Velo (1998,99), Nathan O’Neill (Australia, 2001), Fabrizio Guidi (2002), Andrea Peron (2003), l’ucraino Sergej Matvejev (2004, 2005), il russo Boris Shpilevsky (2007) e l’ucraino Andry Grivko nel 2008. Negli ultimi anni l’organizazione venne delegata allo staff tecnico costituito dagli ex-professionisti Angelo Citracca e Luca Scinto.

La Firenze-Pistoia è anche la seconda gara ciclistica su strada organizzata al mondo. La prima assoluta fu la francese Paris-Rouen, svoltasi il 7 novembre 1869, soltanto 87 giorni prima della Firenze-Pistoia. Al via si presentarono 120 concorrenti, tra i quali due donne con Miss Mondo (!!!) e i 123 chilometri previsti vennero coperti dal vincitore, l’inglese James Moore, in 10 ore e 43 minuti. Un gruppo di velocipedisti francesi, che saranno presenti in forze a “La Prima-Firenze-Pistoia del 150°” di domani, hanno voluto rievocare questa corsa dal 7 al 9 novembre scorso, sui loro velocipedi d’antan ma in tre tappe…Per la cronaca Rouen è la città di Gustave Flaubert e dove si consumò il martirio di Giovanna d’Arco. In più Rouen è gemellata con Carmignano.

Firenze-Pistoia 1870, la prima corsa della storia

da ww.ilprimatonazionale.it, articolo a cura di Manuel Radaelli

Il ciclismo della prima metà del ‘900 risulta il più affascinante e suggestivo, con imprese eroiche, storie incredibili e situazioni paradossali, con qualche episodio che può anche far sorridere. Andando a scavare nei vari archivi, scopriamo che la prima gara (documentata) è addirittura risalente al 1870 e si tenne proprio in Italia.

Il ciclismo degli albori: la Firenze-Pistoia

Una gara dai risvolti bizzarri, ma forse una delle più massacranti di tutti i tempi, considerando le bici e le strade dell’epoca. Il 25 gennaio del 1870, infatti, La Nazione annunciò:

«Alle 9 precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della loro corsa. I premi consisteranno in una medaglia d’oro, una d’argento… e altre di bronzo. Il programma della gara è affisso da un paio di giorni su tutti i cantoni della capitale».

Dunque, la gara – voluta dal Veloce Club – era prevista per il 2 febbraio 1870, partenza a Firenze e arrivo a Pistoia, per un totale di 33 chilometri. Gli iscritti furono quasi 40, i partenti 23 o 19 a seconda delle fonti. Piccola curiosità: si gareggiava su bicicli con la ruota anteriore di diametro maggiore rispetto a quella posteriore. Alcuni atleti avevano la ruota anteriore talmente grande da non toccare a terra col piede, tanto da dover esser tenuti in equilibrio dai “tecnici” alla partenza per non cadere.

La cronaca della gara – documentata meticolosamente ne La Nazione del 4 febbraio 1870 – possiamo riassumerla con alcuni dettagli interessanti. Partecipavano alla gara corridori perlopiù provenienti da nobili famiglie: il favorito era senz’altro il barone belga Alessandro De Sariette, rispettatissima figura nella Firenze dell’epoca. Ma a stupire tutti fu un ragazzino nemmeno sedicenne, proveniente da una nobile famiglia olandese-americana: si tratta di Rynier Van Nest, nato il 26 luglio del 1854 dal Reverendo Abraham Rynier Van Nest, a capo dell’American Union Church. Il ragazzo coprì i 33 chilometri previsti in 2 ore e 12 minuti, alla velocità media di 13 km/h. Una velocità media modestissima, rapportata con quelle di oggi. Il ragazzo, già conosciuto a Firenze, aveva un velocipede prodotto dalla ditta Michaux di Parigi e montava due ruote di gomma piena, dal diametro di 85 centimetri l’anteriore e di 50 centimetri la posteriore. L’anteriore era la più piccola tra quelle di tutti i partecipanti, garantendogli una pedalata meno redditizia ma più agile. Raccontiamo il suo arrivo nelle parole del giornale sopracitato:

«All’improvviso alcuni gridarono “Eccolo! Eccolo!”. Presto tutti poterono vedere da lontano, appena sopra un oceano di teste, un berretto con il distintivo del Veloce Club. Era il signore Rynner Van Hest, ben noto ai frequentatori di mezzogiorno del Cascine per le sue straordinarie capacità nel gestire il velocipede. Avanzò piuttosto lentamente, e apparve piegato, ma nessun altro era in vista, è scoppiato un applauso unanime e prolungato. La folla è rimasta sbalordita nel vedere un giovane – che sembrava non avere più di 15 o 16 anni – vincere una gara così lunga».

Come si può notare, il nome fu scritto sbagliato, motivo per il quale non si ebbero notizie del ragazzo dopo la gara per oltre un secolo. Il favorito De Sariette giunse terzo e si concluse il tutto con un notevole pasto all’osteria del Globo di Pistoia. Van Nest non ebbe poi una carriera sportiva, ma si dedicò alla medicina, in una vita agiata ma lontana dai riflettori. Morì l’8 agosto del 1931. Per il 2020, in occasione dei 150 anni da questa data storica, la Federazione Ciclistica Italiana organizzerà la Firenze-Pistoia (disputata ad intermittenza nel corso degli anni) al fine di ricordare questa prima competizione di ciclismo.

Il primo campionato del mondo di ciclismo si svolse fra Firenze e Pistoia

10 settembre 2019

L’articolo è ripreso da: Fatti e fattacci al tempo di Firenze capitale

Siamo nel 1870, Firenze è ancora capitale del regno d’Italia

In una città che appariva più un cantiere che una capitale si svolse la prima gara ciclistica della storia d’Italia. Già da qualche tempo si vedevano girare per la città pazzi scatenati a cavallo di quello strano arnese con due ruote tanto che il Comune, dopo vibrate proteste giunte da più parti, per proteggere l’incolumità dei cittadini decretò che i velocipedi potessero girare solo per i viali delle Cascine e solo nelle ore mattutine dato che il parco era luogo di passeggio frequentatissimo nelle ore pomeridiane e nei giorni festivi. Poi, nel 1870, la prima corsa su strada organizzata dal Veloce Club, la prima società ciclistica italiana. La società era sorta l’anno precedente patrocinata dall’avvocato Giovanni Fazzini e vi avevano aderito sia appartenenti alla ricca borghesia, sia alla classe dirigente e la nobiltà cittadina, incarnata dall’ex ministro delle Finanze Pietro Bastogi e dal principe Tommaso Corsini. Primo presidente del Veloce Club fu eletto un belga, Gustavo Langlade. È da questi signori, soliti riunirsi allo chalet appena fuori la Barriera degli Zuavi, che nacque l’idea di una gara ciclistica su strada, partenza da Firenze e arrivo a Pistoia.

“La Nazione” del 25 gennaio 1870 annunciava l’evento con grande entusiasmo:

“Alle nove precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della loro corsa. I premi consisteranno in una medaglia d´oro, una d´argento… e altre di bronzo. Il programma della gara è affisso da un paio di giorni su tutti i cantoni della Capitale”.

Così il 2 febbraio 1870 si dettero battaglia quei pazzi “che sfrecciavano e sciamavano nell’ombra”, come scrisse Carlo Pancrazi sulle colonne della “Gazzetta d’Italia”, lungo un itinerario di 33 km in parte ripercorso durante i mondiali di ciclismo del 2013 certo su biciclette ben diverse da quelle scomode e pesanti di allora.

Il totale dei partenti era di 19, molti stranieri, appollaiati su quei veicoli “troppo alti per poter toccar terra con il piede”; vinse Rynner Van Heste (il cui vero nome era Rynier van Nest), un americano poco più che quindicenne in 2 ore e 12 minuti alla considerevole media di circa 15 km all’ora; secondo, staccato di 3 minuti, si classificò il francese Charles; terzo, dopo una feroce contestazione il pisano Edoardo Ancillotti a pari merito con il barone Alessandro De Sariette che partiva favorito. Da sottolineare alcuni dati tecnici veramente curiosi: il vincitore “montava un velocipede della ditta Michaux di Parigi” si legge in un articolo de “La Nazione” datato 4 febbraio 1870, ma fatto ancora più sensazionale, riportava tra virgolette il nome di una gomma ottenuta dalla lavorazione del lattice secreto da alcune piante, quello che diventerà nel tempo il famoso “caoutchouc” italianizzato in caucciù dal corrispondente nome francese.

Allora le ruote dei velocipedi erano ricoperte di gomma piena ed erano gigantesche, se paragonate alle attuali: la ruota maggiore del vincitore aveva un diametro di soli ottantacinque centimetri mentre quella del secondo classificato, Augusto Charles, che montava un velocipede della Compagnie Parisienne un metro di diametro. Alessandro de Sariette che montava un velocipede costruito a Firenze aveva la ruota del diametro di un metro e cinque.
La gara si concluse con una grande festa e una mangiata all’osteria del Globo di Pistoia.